PREFAZIONE
La
città di Ascoli può ben dire oggi di possedere
una bibliografia vastissima di memorie storiche, descrizioni,
specifiche monografie e illustratissime guide che hanno
evidenziato, da tempo e sotto aspetti diversi, la sua evoluzione
dal passato ai giorni nostri. Pochi, peraltro, sono stati
finora o tentativi di proporne una visualizzazione comparativa
di ambito storico-urbanistico-sociale con gli aspetti più
a noi vicini; nessuno, a quanto ci risulta, a provato a
descriverla nella contrapposizione tra immagine di ieri
e di oggi.
E'
questo, in effetti, il principale merito del volume che
oggi il Club "Gli
Amici degli Anni Sessanta" licenzia alle stampe:
mostrare come da una seguela di singole immagini emergano,
per tutto coloro che il qualche modo si
sentono ascolani, il volto e le caratteristiche
di una città ricca di vita e di storia, cresciuta
intorno a se stessa.
Per
il nostro Sodalizio, già alla sua terza esperienza
editoriale, "possedere" Ascoli facendone tesoro
con il passare degli anni è uno dei complementi naturali
del suo indispensabile programma culturale. Trovare quindi
un punti d'incontro, un'ideale fusione tra l'Ascoli di ieri
e quella disordinata e brulicante di oggi, aggredita e rapinata
nelle facce più arcane e affascinanti della sua pietra
millenaria, è stato per noi come esperirne la storia,
ritrovarne momenti nascosti, afflati architettonici, artistici
e quindi umani che erano per certi versi celati alla nostra
memoria.
Le
vecchie fotografie costituiscono un vero e proprio antiquariato
dell'immagine, che trova senso e valore proprio nella seduzione
affabulante di esse, nella luce propria di cui brillano
in quanto uniche o rare. Le vecchie foto sollecitano, in
questo senso, la nostra giustificatissima curiosità,
costringendoci a qualche inconsueta riflessione: ad esempio,
sull'accrecsersi del mistero del tempo che scorre, offerto
nel ritorno all'odierna realtà. L'immagine fotografica
così interpretata diventa progetto di cultura esistenziale,
nella misura in cui il tempo, oggettualizzato attraverso
i monumenti e le vetustà del passato, ci costringe
ad arrestarci e ad indagare di fronte ad essi, tanto più
se soantichi, strani, misconosciuti.
E
allora, forse, il nostro vivere di oggi percepisce con una
certa chiarezza di avere impresso al tempo stesso un corso
troppo rapido, un'accelerazione troppo spinta: è
quindi lecito che questo vivere ricerchi qualche piccolo
riparo, un elemento di ritorno a realtà atrimenti
sfuggenti e sfuggite, anche solo per mezzo di immagini fotografiche,
le quali mostrino in primo luogo l'abbraccio riposante di
una quiete che oggi ci manca.
Le
vecchie foto che proponiamo in questa raccolta, specchiate
nella solare realtà di un'Ascoli madre e figlia della
nostra generazione, hanno tutte costantemente, dicevamo,
una loro sottile seduzione, un loro pathos nella consunzione
leggera ma tenebrante della nostalgia, e in esse possiamo
sempre riconoscere, insieme ad aspetti e realtà
ambientali, curiosità rinascenti di minimi particolari
e il possesso gratificante di una cosa che sentiamo, che
è nostra e dalla quale siamo tentati e allettati
perchè essa, sebbene sottratta dal presente al nostro
potere, testimonia della nostra innocenza e del nostro passato.
E similmente ci sono grate, le immagini della vecchia Ascoli,
perchè di volta in volta riescono ad esorcizzare
la segreta angoscia del nostro futuro, un futuro che comprende
anche il presente e che noi possiamo quindi percepire: possono
in definitiva, queste vecchie foto, insegnarci qualcosa
sull'antica arte di esistere.
Il
nostro valente e appassionato fotografo ha caricato la sua
opera di oggi di un valore espressivo catturando la città
con una presa sicura, che lo ha esonerato dal parlare, dal
descrivere, dall'analizzare: attraverso le immagini di oggi,
elaborate con puntiglio da innamorato, ci ha fatto possedere
più nella l'impressione che le foto del passato ci
appartengono in ogni caso, nella loro linea temporale, nella
loro "aura" storica, nel loro pur netto distacco
dalla realtà attuale, dalla nostra quotidianita;
ha fatto della nuova foto una scorciatoia, ancora non sappiamo
quanto scomoda o piana, verso la realtà dalla quale
proveniamo.
Il
più accattivante modo per gustare queste fotografie
è seguire semplicemente le immagini pressochè
mute di parole ma ricche di significato. Si può scorrere
per pagine facendo scivolare lentamente le foto, collocate
in modo tale da indicare un ideale itinerario, dalla periferia
di Porta Maggiore a quella di Porta Romana, deviando ed
addentrandosi nei decumani, nelle piazze e nelle rue del
centro storico; esse denunciano quasi sempre un contrasto
a dir poco stridenti tra i due momenti riprodotti. Si riescono,
è vero, a riconoscere nelle immagini i luoghi notabili
della vita cittadina e, non ci venisse in aiuto la memoria,
la didascalia non lascia adito a dubbi: è cambiato
l'insieme del quadro urbano, il profilo delle colline, la
trama e la misura delle strade, piazze, viali e cardini,
ma la foto di oggi, aggettante l'immagine di ieri, acquista
un suo sapore documentario in quanto riesce a farci delineare
il mosaico del passare del tempo sulla città. Si
guardano, foto contro foto, come un uno specchio incantato,
le case, i campanili, le chiese, le torri, le strade di
oggi con le stesse di ieri: un'ieri più o meno lontano,
che permette ancora un riconoscibile confronto specie in
città come la nostra, che non risente, nella sua
sonnolenta provincialità, la convulsione esasperante
dei una metropoli. A suggerire ogno mutamento sono a volte
dei particolari: i piani delle case, qualche balcone in
rovina, una bifora scomparsa, qualche concio di travertino
in più o in meno, un monumento spostato; l'erba mmiezze
a li vrecche, fra i ciottoli, invece del lucido
e grigio asfalto. Il fotografo di oggi è, abbiamo
detto, abile e attento: ha scelto la giusta inquadratura
con una fedeltà affettuosa verso il fotografo di
ieri: pur lasciando libertà di giudizio comparativo,
ci comunica una sansazione di continuità tra i tempi
diversi, dandoci l'impressione che spesso, dal confronto,
emerga un fattore positivo, nel senso che l'uomo non sempre
degrada il suo ambiente vitale, ma spesso lo migliora, adattandolo
alle sue moderne necessità. E ciò è
una prova che il passato non va necessariamente vagheggiato
o rimpianto, ma qualche volta anche trasformato in conoscenza,
in ricordo meditato, e quindi in ricchezza interiore.
Tale
bisogno di continuità e permanenza ci ha spinto a
proporci in questa nuova fatica editoriale, destinata ai
Soci del Sodalizio e a tutti coloro che amano Ascoli e si
riconoscono allevati e nutriti dal suo spirito millenario:
significato principe di questa esperienza è il bisogno
che noi sentiamo di continuità, di permanenza nelle
nostre realtà. Delle che ci sono note - chiese, torri,
strade. piazze, case - siamo preparati ad accettare ciò
che rimane, purchè resti in noi una fede incondizionata
nella nostra città, cui abbiamo delegato, in fondo,
tante ragioni della nostra esistenza.
E'
con questi intenti, con sittatto affettuoso sentire, che
usciamo quindi ancora allo scoperto: nostro desiderio, stavolta,
è quello di far si che si colgano in ogni foto, in
ogni immagine gli elementi vitali della nostra città,
dal momento che ci è offerta l'occasione di compiere
questo stimolante pellegrinaggio tra quelle che sono, in
definitiva, mura domestiche. Mira che sono nostre e sentiamo
comunque nostre: di quelle antiche si parla per dire che
non ci sono più, e delle nuove qualcuno direbbe forse
che se ne avverte la necessità, per almeno sapere
e stabilire sin dove, a noi che ne respiriamo avidi la pietra,
è lecito spingerci.
Per
sapere, seguitando nel cammino di aggregazione, di cultura
e di umanità con i nostri solali, in quale modo utilizzare
appieno questo patrimonio di cui ci è dato di disporre
e che costituisce, fuor di ogni dubbio, il lascito inrruttibile
e inalienabile della Tradizione.
Gli
Amici degli Anni Sessanta